Elite locali e modelli culturali dello sviluppo. Il Caso di Asti

Introduzione

Questo articolo intende presentare un modello di analisi dei processi di sviluppo locale e dei processi culturali che li orientano, attraverso il resoconto di uno studio condotto sul territorio di Asti.

Il lavoro trae spunto dalla constatazione della difficoltà di questo territorio di maturare una nuova visione condivisa delle possibili traiettorie di sviluppo economico e sociale a seguito del venire meno dell’efficacia del modello fordista che ne aveva caratterizzato lo sviluppo del secolo scorso.

L’indagine ha mirato ad identificare i possibili fattori culturali alla base di questa difficoltà e le potenziali linee di sviluppo volte a favorirne il superamento.

A questo scopo sono stati analizzati i modelli culturali relativi allo sviluppo della città di Asti, ossia le rappresentazioni condivise su questo tema, che orientano le azioni politiche rispetto ad esso.

In particolare la ricerca si è concentrata sull’analisi dei modelli culturali dello sviluppo di Asti nella sua élite locale, intesa come gruppo composto dalle persone in grado di influenzare le decisioni politiche locali e l’elaborazione di visioni comuni del futuro della città.

Metodo di ricerca

La ricerca si è articolata in due fasi. Una prima fase di analisi della struttura dell’élite locale di Asti ed una seconda fase di analisi dei modelli culturali, da questa condivisi, rispetto al tema dello sviluppo di Asti. Per una definizione operativa del concetto di élite si è fatto riferimento al modello elaborato da Belligni nell’ambito dell’analisi della struttura di potere locale di Torino negli ultimi quindici anni (Belligni 2005). Questo modello si basa sull’individuazione di quattro livelli di potere (Tabella 1), costituiti dai gruppi dell’élite urbana, della coalizione civica di governo, del cerchio interno e della top leadership.

Tabella 1 – La struttura dell’élite (rielaborazione da Belligni 2005)

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Il riconoscimento della centralità della categoria dell’élite nell’analisi dei processi politici a livello locale si basa su tre assunti principali legati alla strutturazione del potere locale, alla rilevanza dell’azione di governo delle élite locali ed alla mancata coincidenza degli effettivi decisori locali con le sole istituzioni pubbliche.

L’analisi della struttura dell’élite locale è stata realizzata attraverso un approccio misto basato sull’integrazione tra metodo posizionale, reputazionale e decisionale e le tecniche statistiche dell’analisi delle reti sociali basate sulle metodologie della Social Network Analysis.

L’analisi dei modelli culturali è stata condotta attraverso l’analisi di un insieme di testi prodotti dagli attori dell’élite locale rispetto al tema dello sviluppo di Asti, secondo la metodologia dell’Analisi Emozionale del Testo (AET).

Risultati dell’indagine

La struttura dell’élite locale

L’analisi della struttura dell’élite locale ha evidenziato, con la dovuta approssimazione legata alla specificità dei dati oggettivi e soggettivi raccolti, la composizione dei quattro livelli di potere locale (Figura 1).

Fig 1 – Struttura dell’élite locale di Asti

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Il gruppo dell’élite urbana è composto da 625 persone, selezionate su un gruppo di 194 organizzazioni locali, suddivise per ambito politico, economico e sociale (Tabella 2).

Tab. 2 – Distribuzione delle organizzazioni prese in esame per ambito e settore

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All’interno di questo gruppo allargato, un primo sottogruppo corrispondente alla coalizione civica di governo, ossia il gruppo centrale di influenza delle politiche locali, risulta composto di 37 persone (Tabella 3).

Tab. 3 Composizione della coalizione civica di governo

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Queste persone provengono prevalentemente dall’ambito delle organizzazioni economiche (imprese di servizi e organizzazioni di categoria) e politiche (Comune e Camera di Commercio), con una particolarità legata alla compresenza all’interno delle organizzazioni più influenti del territorio di quasi tutti gli attori di questo gruppo.

Un ulteriore sottogruppo, interno alla coalizione civica di governo e corrispondente al cerchio interno è composto da 13 persone (Tabella 4), provenienti dal mondo delle imprese (CR Asti, Gruppo Ruscalla, Petroli Ballario, Saclà), dalle istituzioni pubbliche (Comune, Asti Turismo e Camera di Commercio) e dalle associazioni di categoria (Unione Industriali).

Tabella 4 – Composizione del Cerchio interno

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Il livello più centrale, corrispondente alla cosiddetta top leadership, è risultato essere composto da 7 persone, proveniente dallo stesso insieme di organizzazioni della coalizione civica di governo (Tabella 5).

Tab 5 – Composizione della Top Leadership

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È stato inoltre individuato un gruppo di sette organizzazioni del territorio, da cui proviene il maggior numero di attori della coalizione civica di governo, composto prevalentemente da imprese di servizi e istituzioni pubbliche (Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Ascom Servizi e Ascom Confcommercio, Comune di Asti, Camera di Commercio di Asti e Unione Industriale di Asti).

I modelli culturali dello sviluppo di Asti nell’élite locale

La rilevazione dei modelli culturali sullo sviluppo è stata condotta su 25 dei 37 soggetti risultati costituire il gruppo della coalizione civica di governo, attraverso l’analisi di un corpus di centocinquanta testi relativi a diversi aspetti legati a questo tema e corrispondenti alle specifiche posizioni dei soggetti presi in esame1. Ne sono emersi quattro cluster di parole significative che esprimono quattro gruppi di rappresentazioni condivise sul tema dello sviluppo di Asti (Figure 2 e 3).

Fig. 2 – Parole chiave caratterizzanti i cluster

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Fig. 3 – Segmentazione degli attori della Coalizione civica di governo in base al contributo alla composizione di ciascun cluster

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Questi cluster hanno consentito di individuare sia alcune possibili ragioni culturali della difficoltà di produrre uno scenario condiviso dello sviluppo della città, sia alcuni elementi utili a definire strategie per potenziare la capacità degli attori locali di procedere in questo processo di ideazione condivisa.

In particolare il primo cluster risulta caratterizzato da una visione autoreferenziale e adempitiva del potere, tutta centrata sulla regolamentazione dell’inclusione nel proprio gruppo, senza un’attenzione adeguata alla necessità di individuare clienti e obiettivi per una trasformazione in senso produttivo del proprio operato, coerente con le esigenze del territorio.

Il secondo cluster risulta caratterizzato dall’idea condivisa che la dotazione territoriale di Asti (in termini di paesaggio e risorse agricole e in particolare vinicole) possa costituire da sola una leva di successo. Anche in questo caso manca un riferimento ad un interlocutore esterno, da integrare entro questa aspettativa/pretesa, in funzione del quale, organizzare e comunicare servizi intorno a queste potenzialità, per trasformarle in effettive occasioni di sviluppo.

Il terzo cluster risulta caratterizzato dalla centralità della dimensione della cultura, organizzata in particolare attorno a due elementi che possono costituire una leva di sviluppo locale: il Palio ed il Teatro. Il Palio mantiene una certa componente di autoreferenzialità, mentre il Teatro pone al centro la relazione con un interlocutore-fruitore, il pubblico, in base a cui organizzare una relazione produttiva, in funzione di un prodotto rappresentato dallo spettacolo teatrale. Compare quindi l’idea della possibilità di una relazione di scambio reciproco tra attori diversi, mediato da un prodotto.

Il quarto cluster esprime l’idea condivisa che il mettersi a servizio (di qualcosa o qualcuno) possa rappresentare la strategia adeguata per mantenere una posizione di potere, intesa come capacità di “amministrare”. In questo caso compare una relazione con un soggetto terzo a cui offrire i propri servizi, ma sembra basarsi su una rappresentazione dell’altro strumentale al perseguimento dei propri fini, che non prefigura ancora una relazione di scambio reciproco.

Dal punto di vista delle possibili linee di sviluppo culturale di questi cluster emergono altrettante ipotesi in base a cui individuare strategie volte a potenziare la capacità degli attori locali di modificare le rappresentazioni del proprio contesto locale e delle sue possibilità di sviluppo (Figura 4). Questo cambiamento culturale costituisce il presupposto per la possibilità di elaborare congiuntamente una visione condivisa dei possibili scenari futuri della città, in base a cui poter definire un programma integrato di azioni tra loro coerenti entro una prospettiva quantomeno di medio-periodo.

Fig. 4 – Caratteristiche salienti (in nero) e possibili linee di sviluppo (in verde) per ciascuno dei repertori culturali emersi dall’analisi

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Rispetto al primo cluster si identifica la necessità di sviluppare le capacità di identificare interlocutori-clienti e prodotti per passare da un modello di funzionamento di tipo autoreferenziale, che tende ad escludere l’attore esterno al potere, ad un sistema di relazioni reciproche fondate su prodotti verificabili.

Per il secondo cluster, la questione su cui focalizzare possibili interventi è legata alla necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza della centralità delle attività di organizzazione e comunicazione attraverso le quali trasformare il potenziale naturale del territorio in una risorsa effettiva di sviluppo.

Per il terzo cluster, si tratta di potenziare da un lato la capacità delle attività legate alla cultura di promuovere cittadinanza attiva come committenza di governo locale (ad esempio attraverso pratiche di democrazia partecipativa) e potenziare nuove vocazioni territoriali come il teatro e le altre attività creative, sia nel campo della produzione che della formazione (ad esempio attraverso la pianificazione di specifici percorsi formativi legati anche al possibile sviluppo del polo universitario di Asti).

Per il quarto cluster, in continuità con il primo, la necessità principale sembra essere legata allo sviluppo di una nuova rappresentazione degli interlocutori esterni al proprio sistema di appartenenza, quale risorsa per il proprio sviluppo e non come strumento per i propri fini. In tal modo diventa possibile dare senso ai prodotti-servizi offerti ed instaurare relazioni di scambio reciprocamente vantaggiose.

Dal punto di vista operativo sembrano emergere da questo lavoro almeno tre possibili percorsi da sviluppare:

  • l’approfondimento della conoscenza dei modelli culturali condivisi sul tema dello sviluppo di Asti nel resto della cittadinanza, allo scopo di individuare eventuali modelli alternativi non adeguatamente espressi a livello locale;
  • l’elaborazione di strategie volte a creare le condizioni per cui l’élite locale possa individuare interlocutori esterni al proprio sistema di appartenenza e sviluppare prodotti adeguati alle loro esigenze in termini di governo locale;
  • l’elaborazione di strategie orientate allo sviluppo di un ruolo di committente e interlocutore attivo per il prodotto “governo locale” da parte dei cittadini e delle imprese locali.

 

Nota metodologica sull’analisi dei modelli culturali

L’analisi dei modelli culturali rispetto allo sviluppo di Asti è stata condotta mediante l’Analisi Emozionale del Testo (AET), una metodologia di ricerca-intervento (Carli, Paniccia 2002), attraverso la quale rilevare le simbolizzazioni affettive della realtà condivise entro specifici contesti, allo scopo di orientare la definizione di strategie di sviluppo della convivenza entro questi contesti.

Essa si basa sul principio di doppia referenza del linguaggio (Fornari 1979), secondo cui ogni atto linguistico rimanda sia a una dimensione cognitiva di significato, che alle sue possibili connotazioni simbolico-affettive. In tal senso i testi e i discorsi prodotti entro un determinato contesto rispetto a uno specifico tema, esprimono il modo in cui tali processi di rappresentazione emozionata della realtà vengono comunicati, ossia tradotti in parole.

L’analisi viene condotta su un corpus di testi prodotti da un gruppo di soggetti interni ad un determinato contesto, scelti in funzione degli obiettivi dell’indagine, attraverso l’utilizzo di tecniche di statistica multivariata (analisi fattoriale delle corrispondenze multiple e analisi dei cluster) e di modelli interpretativi di tipo psicosociale, legati ad una teoria delle relazioni sociali fondata sul ruolo di questi processi simbolici nella costruzione del legame sociale: la teoria della collusione di Carli (1990, 1995).

L’elaborazione statistica dei testi produce degli insiemi (cluster) di parole dense, parole dotate di una notevole capacità di evocare emozioni, a prescindere dalla loro collocazione nella struttura narrativa del testo. L’analisi delle interazioni tra queste parole entro ciascun cluster consente di identificare la dinamica culturale che lo caratterizza, in termini di significati affettivi condivisi della realtà in esame. A supporto dell’interpretazione dei cluster si ricorre inoltre all’ausilio dell’analisi etimologica delle parole dense. Le analisi statistiche sono state effettuate mediante il software T-Lab (Lancia 2004).

Per questa ricerca sono stati selezionati alcuni materiali relativi a ciascun soggetto della coalizione civica di governo di Asti per il periodo di tempo corrispondente agli ultimi dieci anni, allo scopo di disporre di un campione abbastanza rappresentativo delle diverse visioni dello sviluppo presenti entro questo gruppo e quantitativamente adeguato a consentire le elaborazioni di tipo statistico. Si ritiene che tale periodo di tempo risulti adeguato a fornire una mappa abbastanza completa delle dinamiche culturali che hanno orientato le scelte in tema di sviluppo locale più importanti degli ultimi anni (come ad esempio la creazione del Polo Universitario e la gestione delle ultime fasi della crisi della fabbrica Way Assauto) e da cui identificare possibili orientamenti futuri, in rapporto agli specifici obiettivi di questo lavoro.

Il corpus testuale soggetto ad analisi è risultato cosi costituito da 158 documenti testuali di diversa ampiezza, di cui almeno due per ciascun soggetto, per un testo complessivo di 96 pagine e 43000 parole. Attraverso le procedure di lemmatizzazione e disambiguazione del testo sono state evidenziate 1010 forme verbali, da cui sono state individuate e selezionate 476 parole dense, sottoposte ad analisi delle corrispondenze multiple e dei cluster.

 

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Note

1 Per i dettagli sulla metodologia utilizzata si veda la nota metodologica

 

 

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