Sulle rappresentazioni sociali dello sviluppo

Che utilità può avere interrogarsi sul ruolo dei significati condivisi socialmente rispetto al concetto di sviluppo nell’ambito dei processi di sviluppo economico e sociale dei territori?

Che effetto hanno i modi in cui la realtà ed i fenomeni sociali vengono rappresentati simbolicamente – sia dal punto di vista cognitivo che emotivo – rispetto ai modi in cui si agisce rispetto ad essi ed alle specifiche configurazioni che essi assumono per effetto dell’interazione sociale?

A questo proposito può essere utile riprendere una riflessione dello psicoanalista Renzo Carli sulle dimensioni cognitive ed emozionali del significato della parola sviluppo. Questo concetto, che già nella sua componente cognitiva-denotativa presenta diverse sfumature quali “accrescimento”, “aumento” e “raggiungimento della propria forma definitiva”, viene ulteriormente diversificato e ampliato sulla base delle sue numerose possibili connotazioni emozionali.

Da questo punto di vista infatti, lo sviluppo può assumere il significato di un “cambiamento auspicato”, per i suoi possibili “vantaggi economici e sociali”; di un “problema”, per i rischi ad esso associati in termini di possibile inquinamento, traffico, affollamento e diminuzione della qualità della vita; di un “aumento di opportunità”, in termini di scambio e conoscenza e di globalizzazione dei mercati; di un “miglioramento possibile delle condizioni di vita”, in senso di maggiore sostenibilità sociale, economica e ambientale; di una “maggiore opportunità di recupero e rielaborazione in chiave innovativa delle vocazioni tradizionali del territorio”; di “prevaricazione delle logiche del profitto e della globalizzazione“, con la conseguente svendita della città agli investitori esteri; di una “situazione di anarchia“di cui sapranno avvantaggiarsi solo i pochi potenti del territorio, e cosi via.

Le possibilità sfumature emozionali diventano quasi infinite. Si tratta di trovare un punto di equilibrio che consenta di integrare le due dimensioni cognitiva ed affettiva in maniera coerente rispetto a possibili obiettivi condivisi che facciano da bussola per l’azione sociale ed evitare il prevalere della sola componente emozionale nell’orientare l’azione.

In tal senso, il prevalere di una rappresentazione emozionata[1] dello sviluppo come problema, associata ai possibili rischi per l’ambiente e la disgregazione sociale derivanti dal prevalere di una logica di tipo economicista e di profitto, crea un orizzonte di significato ed un campo possibile di azioni completamente diverso dal prevalere ad esempio di una visione dello sviluppo come incremento delle opportunità o miglioramento delle condizioni di vita.

Capire quali tipi di coloriture emozionali di questo concetto abbiano prevalso entro un determinato contesto sociale ci può aiutare a capire il processo attraverso il quale quel contesto abbia assunto specifiche configurazioni di tipo economiche e sociali ed i possibili percorsi di cambiamento attraverso cui configurare nuovi scenari di sviluppo possibili di territori e comunità.

Riferimenti bibliografici

Carli, R. (2001). Culture giovanili. Milano: Franco Angeli

Carli, R., Paniccia, R. M. (2002). L’analisi emozionale del testo. Uno strumento psicologico per leggere testi e discorsi. Milano: Franco Angeli

Note

[1] Intesa nella sua valenza sociale, cioè come dimensioni affettive condivise, suscitate dall’appartenenza a comuni contesti simbolici, che orientano i comportamenti e fondano il legame sociale (Carli, 2001; Carli e Paniccia 2002).

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