Lo studio dei gusti musicali in psicologia cognitiva

Lo studio dei gusti musicali nell’ambito della psicologia cognitiva si caratterizza per il prevalere di tre tendenze principali: l’attenzione per il ruolo delle dimensioni di “familiarità” e “complessità” nell’influenzare le preferenze musicali, il focus sui processi cognitivi implicati nella scelta di musiche differenti e la messa in evidenza del ruolo dei fattori sociali nel determinare tali processi.

Il ruolo della familiarità e della complessità nella preferenza per tipi di musiche differenti

In generale, gli studi della psicologia cognitiva sulle preferenze musicali si concentrano soprattutto sull’analisi delle caratteristiche dei brani rispetto alla “familiarità” e la “complessità” come parametri predittivi delle preferenze. Per la “complessità”, è stata trovata una relazione curvilinea con le preferenze, nel senso che musiche con bassa e alta complessità sono gradite di meno rispetto a musiche di media complessità (Vitz, 1966; Burke e Gridley, 1990), mentre si è visto che la familiarità agisce indirettamente influenzando la percezione di complessità della musica (Mull, 1957), anche se in realtà le indagini sono limitate all’ascolto di brani di musica classica e quindi non immediatamente generalizzabili. La complessità di un brano viene stabilità in base a due aspetti: i “livelli di struttura” ed il “grado di cambiamenti” all’interno di questi livelli (Gaver e Mandler, 1987) e può essere descritta nei termini del contenuto di “informazione” presente nella musica, secondo la “teoria dell’informazione” (Berlyne, 1960).

L’informazione si riferisce alla “ridondanza”, cioè alla presenza di numerose ripetizioni oppure di continui cambiamenti nello sviluppo del pezzo. L’attenzione è quindi posta sui processi cognitivi legati alla percezione di questi “livelli di complessità”. Gaver e Mandler (1987), descrivono la rappresentazione della struttura della musica con il concetto di schema, inteso come unità coerente di rappresentazioni strutturate che organizzano l’esperienza a partire da livelli più concreti fino a livelli sempre più astratti, secondo una struttura gerarchica, che implica elementi di tipo descrittivo, valutativo e affettivi. Le aspettative sono l’elemento che mette in moto l’attivazione dei diversi livelli degli schemi; quando non sono soddisfatte si produce un’attivazione del sistema autonomo (arousal) che avvia una serie di aggiustamenti attraverso i processi “assimilazione” ed “accomodamento”, per adeguare gli schemi alle caratteristiche della musica. Secondo Berlyne (1971) le scelte musicali sarebbero determinate dal desiderio di sottoporsi ad un livello moderato di eccitazione. In questo senso la musica più complessa e imprevedibile produce un’eccitazione maggiore.

Per quanto riguarda la “familiarità” si è visto che l’aumento della frequenza di ascolto può influire sul cambiamento dei gusti musicali, come ha dimostrato Krugman (1943), per brani di musica classica e jazz, e Mull (1957), con la musica contemporanea; e questo per effetto dei cambiamenti nelle rappresentazioni mentali (schemi), prodotti dagli ascolti ripetuti. E’ emersa, inoltre, una relazione tra la caratteristica dei brani tipici di un genere e le preferenze, nel senso che i giudizi di tipicità dei pezzi musicali erano altamente correlati con il grado di preferenza espresso; come se si tendesse a preferire la musica percepita come tipica di un genere. Successivamente è stata trovata un’interazione tra “familiarità” e “complessità” (Heyduk, 1975); le musiche nuove e semplici o vecchie e complesse sono quelle preferite per effetto del loro livello di arousal ottimale, mentre quelle vecchie e semplici risultano noiose, per il loro livello troppo basso di arousal e quelle nuove e complesse troppo eccitanti, per il livello di arousal troppo alto che mette in moto complessi processi cognitivi.

Già precedentemente si era visto che gli aspetti di novità, sorpresa, complessità e ambiguità, influenzano le risposte all’arte (Meyer, 1956); l’instabilità può portare sconforto, mentre l’incongruità può aumentare l’attenzione (Berlyne, 1971). Meyer (1956), aveva individuato le leggi secondo cui si sarebbero dovute raggruppare le note, per poi predire le aspettative dell’ascoltatore; in questo caso l’attenzione è posta sulle discrepanze tra la struttura musicale e le aspettative. L’attesa sarebbe caratterizzata da una previsione basata sulla familiarità dello stile, la forma, principi di continuità, complementarità e simmetria, per cui ogni volta che questi principi vengono contraddetti si crea una tensione che richiede di essere risolta psicologicamente. Allo stesso modo, un’eccessiva uniformità o ripetitività degli elementi (ritmici, melodici ecc.) potrebbe causare un’attesa ansiosa di cambiamento. La frustrazione dell’aspettativa musicale produce piacere, cosi la musica più complessa è più piacevole di quella più semplice dopo ripetuti ascolti.

Aspetti cognitivi dello sviluppo dei gusti musicali

Alcune ricerche di Zenatti (1976, 1980, 1981) sulle preferenze musicali hanno messo in evidenza alcuni specifici aspetti cognitivi coinvolti nella formazione e nello sviluppo dei gusti musicali. Uno di questi è risultato essere basato sull’internalizzazione delle strutture musicali più comuni nell’ambiente del bambino e degli adulti, che costituiscono l’idioma musicale, un altro evidenzia come le preferenze possono essere influenzate dalla natura del suono comprendente le strutture musicali, le proprietà fisiche dello stesso e l’influenza sull’ascolto. La formazione e lo sviluppo del gusto riguardano la consapevolezza delle proprie preferenze. L’evoluzione del gusto nel passaggio all’età adulta riguarda anche l’internalizzazione di più idiomi o stili. Sloboda (1988) ha studiato l’espressione dei giudizi di bambini e adulti per scoprire cambiamenti nella consapevolezza delle strutture e dei principi sottostanti alle competenze musicali (cambiamento che Piaget definisce come passaggio dal pensiero pre-operazionale a quello operazionale), espresso in musica dalla capacità di fare una classificazione della stessa rispetto agli stili. Zenatti (1976, 1980, 1981) studia le preferenze espresse in modo spontaneo, Sloboda (1988) i giudizi di conformità alle norme culturali. Il fatto che alla stessa età i bambini siano in grado di fare entrambe le cose conferma il fatto che siano mediati da uno stesso processo cognitivo. Studiando il processo di acculturazione per la musica tonale con un confronto tra strutture tonali e atonali si è visto che intorno ai 6 anni i bambini sceglievano armonie e melodie di tipo tonale (Sloboda, 1988).

Il ruolo dei fattori sociali

Nell’ambito degli studi sui gusti musicali di matrice cognitivista Konecni (1982) ha evidenziato la scarsa attenzione dedicata fino ad allora al ruolo del contesto sociale in cui si sviluppano e manifestano le preferenze musicali, a partire dalla constatazione del radicale cambiamento nell’uso della musica intervenuto nel corso degli ultimi secoli, in cui si è passati dall’ascolto elitario del settecento e dell’ottocento al consumo di massa e di tipo domestico dei nostri giorni, come sottofondo alle più svariate attività. L’autore ha concentrato la sua analisi sul ruolo dei fattori emozionali, cognitivi e sociali nella scelta della musica in relazione ai contesti in cui essa viene ascoltata. Il suo modello ipotizza che le persone siano influenzate anche dal contesto sociale, dai comportamenti degli altri che possono agire sui loro stati emotivi e di conseguenza sulle loro scelte musicali, e cosi – come gli altri stimoli estetici – la scelta di uno specifico tipo di musica potrebbe essere dettata dallo scopo di ottimizzare il proprio stato d’animo, in un rapporto circolare tra musica, emozioni e comportamenti sociali.

A conferma di questo, dalle sue ricerche è risultato che i soggetti arrabbiati – e quindi con un forte livello di arousal – avevano la tendenza a scegliere musiche caratterizzate da una minore complessità e che questa tendenza spariva se i soggetti potevano reagire alla rabbia e quindi ridurre il livello di attivazione. A questo si aggiunge un’ulteriore ipotesi secondo la quale la scelta di musiche più semplici in condizione di forte attivazione sia legato anche ai processi cognitivi in quanto il contenuto di musiche più complesse eccede le capacità di elaborazione, ridotte dall’aumento di arousal.

Confrontando le scelte musicali di soggetti con un forte arousal e quella di soggetti impegnati in attività che richiedevano un diverso grado di sforzo cognitivo (Konecni e Sargent-Pollack, 1976), è risultato che era proprio questo ad influire sulla scelta musicale. Inoltre si è visto che l’esposizione a melodie che variavano in complessità avevano un effetto diverso sul comportamento aggressivo, nel senso che l’ascolto di melodie complesse ad un volume molto alto aumentava questo comportamento, sia in maniera diretta, combinandosi con gli effetti della rabbia, sia indirettamente, influenzando il livello di arousal e quindi la disposizione all’aggressività; mentre le melodie semplici mostravano un ruolo specifico nell’alleviare stati emotivi negativi (Konecni, 1979).

Allo scopo di verificare l’ipotesi che la scelta di tipi di musiche differenti fosse orientato dall’esigenza di ottimizzare il proprio stato d’animo, è stato condotto uno studio su di un gruppo di studenti che doveva scegliere le sequenze di ascolto di diversi tipi di musica differenziati in base al grado di piacevolezza, complessità e capacità di attivazione (musica classica, rock melodico, hard rock e anche melodie elaborate al computer e stimoli sonori avversivi costituiti da rumore). Da questo studio è risultato che i soggetti tendevano ad ascoltare immediatamente gli stimoli avversivi e le melodie al computer per passare poi alla musica classica e per ultimo al rock, che costituiva il genere preferito e che quindi permetteva loro di ristabilire uno stato d’animo ottimale, confermando cosi l’ipotesi di partenza (Konecni, 1979).

 

BIBLIOGRAFIA

BERLYNE, D. E. (1971). Aestethics and psychobiology. Appletown, New York

BERLYNE, D.E. (1960). Conflict, arousal and curiosity. McGraw-hill, New York

BURKE, M.J.; GRIDLEY, M.C. (1990). Musical preferences as a function of stimulus complexity & listeners sophistication. Perceptual & motor skills, 71, 687-690.

GAVER, W.W. e MANDLER, G. (1987). Play it again, Sam: On liking music. Cognition and Emotion, 1 (3), 259-282.

HEYDUK, R.G. (1975). Rated preference for musical compositions as it relates to complexity and exposure frequency. Perception & Psuchophysics, 17 (1), 84-91.

KONECNI, V. J. (1982). Social interaction and musical preference. In D. Deutsch, The Psychology of Music. Academic Press. New York London.

KONECNI, V.J. & SARGENT-POLLOCK, D. (1976). Choice between melodies differing in complexity under divided-attention conditions. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 2, 347-356.

KONECNI, V.J. & SARGENT-POLLOCK, D. (1977). Arousal, positive and negative affect, and preference for Reinaissance and 20th century paintings. Motivation & Emotion, 1, 75-93.

KONECNI, V.J. (1975). The mediation of  aggressive behavior: arousal level vs anger and cognitive labeling. Journal of Personality and social Psychology, 32, 706-712.

KONECNI, V.J. (1979). Determinants of aesthetic preference and effects of exposure to aesthetic stimuli: social, emotional, and cognitive factors. In Maher, B.A., Progress in experimental personality research (vol 9) Academic Press, New York: .

KRUGMAN, H.E. (1943). Affective response to music as a function of familiarity. Journal of Abnormal and Social Psychology, 38, 388-392.

MEYER, L. B. (1956). Emotion and meaning in music. University of Chicago Press, Chicago, Illinois.

MULL, H.K. (1957). The effects of repetition upon the enjoyment of modern music. Journal of Psychology, 43, 155-162.

SLOBODA, J.A. (1988). La mente musicale: psicologia cognitiva della musica. Il MUlino, Bologna.

VITZ, P.C. (1966). Affect as a function of stimulus variations. Journal of experimental Psychological, 71, 74-79.

ZENATTI, A. (1976). Influence de quelques variables socio-culturelles sur le développement musical de l’enfant. Psychologie Francaise, 21, 185-190.

ZENATTI, A. (1980). Tests Musicaux pour jeunes Enfants avec Applications en Psychopatologir de l’enfant et de l’adulte. Issy-les-Moulinex: EAP.

ZENATTI, A. (1981). L’Enfant et son Environment Musical: Etude Expérimental des Mécanismes Psychologiques d’Assimilation Musicale. Issy-les-Moulinex: EAP

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...