Lo sviluppo della cultura organizzativa negli enti pubblici locali

Il miglioramento della cultura organizzativa degli enti pubblici locali può costituire un’importante leva per il loro sviluppo. Per far ciò credo sia fondamentale promuovere una diversa prospettiva – di tipo sistemico – sul tema dello sviluppo degli enti locali, che consenta di superare l’autoreferenzialità dei processi gestionali della Pubblica Amministrazione, attraverso la messa a fuoco delle dimensioni di prodotto e cliente[1].

Questi due elementi rappresentano il presupposto per organizzare l’attività dell’ente in funzione di una concreta interazione con i propri interlocutori (clienti-utenti) a partire dallo sviluppo delle competenze nell’analisi della domanda sociale e dall’utilizzo delle conoscenze in tal modo acquisite, quali parametri per la valutazione del suo operato.

La messa in atto di una strategia di questo tipo richiede un’operazione molto delicata di bilanciamento tra diversi aspetti inerenti gli obiettivi formali e sostanziali degli enti locali. Sul versante degli obiettivi formali, questo significa integrare percorsi di sviluppo dell’efficienza e dell’efficacia, che consentano di migliorare il rapporto tra le risorse impiegate per l’attuazione delle politiche locali ed i risultati raggiunti, in funzione di un migliore rapporto tra questi ultimi e gli obiettivi previsti, tenuto conto del rischio che l’efficacia priva di un’adeguata efficienza dell’azione di governo locale può finire per tramutarsi in operazioni di immagine prive di reale consistenza.

A questi due elementi della produttività istituzionale va ancorato lo sviluppo dell’autonomia locale intesa secondo una concezione di libertà positiva (Spalla 2012) quale ulteriore elemento di superamento dell’autoreferenzialità dell’agire istituzionale locale, che consente di dar vita a processi interistituzionali di collaborazione tra più enti, in funzione di una migliore risposta (produttività) alle domande sociali del territorio.

Nel procedere in questo percorso di sviluppo culturale, credo possa essere utile promuovere i due approcci del miglioramento continuo[2] e dell’orientamento al cliente[3], quali importanti fattori di cambiamento organizzativo, facendo attenzione ad integrare questi due aspetti (tipici delle culture aziendali) con l’obiettivo generale dell’ente locale di incrementare la soddisfazione della domanda sociale del proprio territorio, per evitare che la loro adozione possa, invece, diventare l’occasione per un’ulteriore diffusione della logica aziendale del profitto nella gestione della cosa pubblica.

Dal punto di vista degli obiettivi sostanziali, credo che la questione prioritaria sia promuovere – sempre in una logica di miglioramento continuo – lo sviluppo delle modalità di gestione delle politiche pubbliche di tipo costitutive, regolative e distributive/redistributive, per fare in modo che la definizione dei principi e dei valori (politiche costitutive), la definizione delle regole del gioco per il governo dei rapporti tra soggetti, forme e strumenti di intervento (politiche regolative) e le modalità di risposta alle domande sociali (politiche distributive e redistributive) siano coerenti con quella strategia di superamento dell’autoreferenzialità dell’agire dell’ente, fondata sull’analisi della domanda sociale, quale criterio organizzatore della pianificazione e verifica delle politiche e delle azioni messe in atto dall’ente.

A questo scopo ha ulteriore senso promuovere, a partire da strategie di sviluppo dell’autonomia basate sulla fiducia verso nuove forme di interazione e collaborazione tra i diversi attori del governo locale, percorsi di sviluppo culturale orientati al recupero dell’internalizzazione dei processi di erogazione dei servizi, secondo l’opzione make (fornire direttamente beni e/o servizi). Questo significa fare i conti con la situazione di ridotta autonomia sostanziale degli enti locali rispetto alla disponibilità di risorse adeguate alle proprie esigenze .

 

[1] Intesi quali elementi ordinatori dei processi organizzativi, secondo le riflessioni elaborate nell’ambito della psicosociologia delle organizzazioni intorno al modello teorico della collusione. Si vedano al riguardo: Carli, R., Paniccia, R.M. (1981). Psicosociologia delle organizzazioni e delle istituzioni. Bologna: Il Mulino.; Carli, R., Paniccia, R.M. (1999). Psicologia della formazione. Bologna: Il Mulino.; Carli, R., Paniccia, R.M. (2003). L’analisi della domanda: Teoria e tecnica dell’intervento in psicologia clinica. Bologna: Il Mulino

[2] A questo scopo può essere utile il ricorso ad alcuni modelli di intervento per lo sviluppo organizzativo come il Ciclo di Deming (PDCA) ed il Kaizen. Si vedano al riguardo Deming E. W., L’impresa di qualità. Torino. Isedi, 1982; Tanaka M. (1998). Il segreto del kaizen, Milano. F. Angeli; Imai M. (1992). Kaizen: Lo spirito giapponese del miglioramento. Il Sole 24 Ore. Milano

[3] A questo scopo può essere utile procedere a cicliche analisi delle domande sociali e valutazioni della soddisfazione dei cittadini-utenti rispetto all’azione dell’Ente locale, ad esempio secondo il modello Servqual, basato sul confronto tra attese e percezioni rispetto alla qualità dei servizi. Si veda al riguardo Zeithaml V. A., Parasuraman A., Berry L. L. (2000). Servire qualità. Mcgraw-Hill. Milano

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