Ipotesi di sviluppo della governance della city-region Milano

La questione della governance dello sviluppo di Milano è stata al centro della riflessione prodotta negli ultimi dieci anni da diversi studi focalizzati sull’analisi del ruolo glocal di Milano (Magatti et al. 2005; Perulli 2007a, 2012; Perulli & Pichierri 2010), a partire dai risultati di una ricerca di Taylor (2004), in cui la città compariva all’ottavo posto, tra le global cities, sulla base della misurazione del livello di servizi avanzati offerti alle imprese globali[1].

Evidenziata la presenza di uno scarto tra l’attuale immagine interna ed esterna di Milano, è stato avviato un percorso di presa di coscienza, da parte della città, dei processi di cui è protagonista e della necessità di sviluppare una nuova immagine condivisa di sé che le consenta di affrontare le sfide poste dai processi di internazionalizzazione e cogliere al contempo, le opportunità di sviluppo da questi offerte, sia per sé che per l’Italia (Bassetti 2010).

In tal modo si è messo a fuoco il ruolo di Milano come porta d’accesso per i flussi globali che si muovono da e verso l’Italia, entro reti ampie di livello regionale, a scala nazionale ed europea (Bassetti 2010, Perulli 2007b). Ciò consente alla città di assumere un ruolo di guida della city-region nord, senza averne però un’adeguata consapevolezza (Perulli & Pichierri 2010, Taylor 2007). La natura funzionale del potenziale di Milano lascia in secondo piano la definizione di confini istituzionali precisi, secondo un assetto a geometria variabile a scala multiregionale, che evidenzia la complessità della definizione di un adeguato sistema di regolazione dei processi in atto, in relazione sia alla flessibilità dei flussi globali in cui è inserita la città, che alla sua carente capacità di governance.

Un’analisi del policy making milanese degli ultimi sessant’anni (Dente 2005) mostra infatti come essa sia stata sempre una città sotto-istituzionalizzata e sotto-governata, in cui le innovazioni ed eccellenze non passavano attraverso precise politiche pubbliche (es.: Bocconi, moda e design). Inoltre la tendenza a governare per emergenze ed il basso livello di cooperazione orizzontale, ostacola la capacità di programmazione dello sviluppo. Più in generale Milano sembra scontare un ritardo nella sua modernizzazione, una difficoltà nell’adeguarsi ai codici immateriali della globalizzazione ed una scarsa capacità di intervento pubblico e di visione delle sue élites (Magatti & Sapelli 2012).

Sempre sul piano dell’analisi delle élites locali, Sapelli (2005) evidenzia alcuni elementi di scenario storico-culturale utili alla comprensione delle dinamiche che le caratterizzano: in primo luogo, L’evoluzione dei rapporti tra potere politico e potere economico in Italia, che in alcuni suoi momenti topici ha avuto per epicentro Milano (ad es. manipulite, la scomparsa di DC e PSI e la nascita di Forza Italia e Lega, il declino di Mediobanca). In secondo luogo, Le forme specifiche dello sviluppo economico Italiano caratterizzato dal passaggio da grandi imprese a imprese medio-piccole e personalistiche, dal passaggio da industria a terziario e dall’assenza di una vera classe imprenditoriale. In terzo luogo, La difficile scelta della nuova borghesia tra l’intervento diretto in politica e l’azione tramite il controllo delle istituzioni di mediazione degli interessi economici. Infine, la natura dei processi di internazionalizzazione in atto evidenzia la necessità di una ridefinizione del concetto di élite, basato non più su un radicamento locale dei suoi attori, quanto sul loro inserimento entro le reti e cerchie sociali che si interfacciano con Milano e le altre global cities (Sapelli 2005).

Entro questa cornice generale emergono alcuni dei sistemi di potere milanesi contemporanei: le Fondazioni Bancarie (Belligni 2005, Boffano 2005, Pacetti 2005), le Banche e la Lega (Sapelli 2005).

Rispetto all’analisi più specifica del ruolo delle élites nei processi di governance locale risulta particolarmente interessante uno studio comparativo di Belligni (2005) che evidenzia come le differenze nelle forme di capitale sociale a disposizione delle élites governanti influenzino le performance urbane. In tal senso la scarsa capacità di governance di Milano potrebbe essere spiegata in funzione del succedersi negli ultimi venti anni di diversi modelli di potere locale radicati prima entro reti clientelari, poi di apparato di partito, quindi istituzionali e paraistituzionali ed in ultimo di associazioni, gruppi informali e milieu della vita locale (società civile, sindacati, associazioni imprenditoriali, GDO, non-profit, Magistratura, costruttori, mondo cattolico, Banche e Fondazioni, Accademia).

 

Note

[1] Già in precedenza Sassen (1991) aveva evidenziato il ruolo centrale di Milano quale centro italiano nel sistema finanziario globale (Vicari Haddock 2004), inserendola nel novero delle global cities, per la sua funzione di collegamento tra economia nazionale ed economia globale (Sassen 2000). Allo stesso modo, sin dagli anni ’80 la città risultava collocata nell’area delle regioni europee di maggior sviluppo, la cosiddetta blue banana (Reclus-Datar 1989).

 

Bibliografia

Bassetti, P. (2010). Milano, nodo della rete globale. Cinque anni dopo. Dialoghi internazionali, n. 14, pp. 31-37

Belligni, S. (2005). Il capitale sociale nel governo locale. Working Paper n. 6, Dipartimento di Studi Politici, Università di Torino

Boffano, E. (2005). Il mercato delle nomine, un problema da risolvere, La Repubblica, edizione torinese, 21 agosto

Dente, B. (2011). Le decisioni di policy.Il Mulino: Bologna

Magatti et al. (2005). Milano, nodo di una rete mondiale, Bruno Mondadori: Milano

Magatti, M. & Sapelli, G. (a cura di) (2012). Progetto Milano. Idee e proposte per la città di domani, Bruno Mondatori/Pearson Italia: Milano-Torino

Pacetti, V. (2005). Chi governa la città? Struttura, formazione e mobilità dell’élite di una metropoli industriale, in Scamuzzi, S. (a cura di) (2005), Elite e reti in una città in trasformazione. Il caso di Torino. Franco Angeli: Milano

Perulli, P. (2007a). La città. La società europea nello spazio globale. Bruno Mondadori: Milano

Perulli, P. (2007b). Milano e le sue “porte”, Dialoghi internazionali, n. 6, pp. 14-25

Perulli, P. (a cura di) (2012). Nord. Una città regione globale, Il Mulino: Bologna

Perulli, P. & Pichierri, A. (a cura di) (2010). La crisi italiana nel mondo globale. Economia e società del Nord, Einaudi: Torino

Piselli F. (1995), Reti, Donzelli: Milano

Reclus-Datar (1989). Les villes européennes, La Documentation française: Paris

Sassen, S. (1991). The global city: New York, London, Tokyo, Princeton University Press: Princeton, NJ

Sassen, S. (2000). Cities in a world economy, II ed. Pine Forge Press: Thousand Oaks

Taylor, P. (2004). World city network: A global urban analysis, Routledge: London

Taylor, P. (2007). Una città ben connessa. Conversazione con Giuliano Di Caro, Dialoghi internazionali, n. 4, pp. 32-33

Vicari Haddock, S. (2004). La città contemporanea, Il Mulino: Bologna

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