Come gestire un processo decisionale pubblico di tipo partecipativo.

Schematicamente, la struttura di un processo partecipativo può essere articolata nelle seguenti fasi:

  1. valutazione ex ante
  2. progettazione del percorso
  3. fase diagnostica
  4. fase deliberativa
  5. valutazione ex post

1. Valutazione ex ante.

Nella prima fase vengono prese in esame l’utilità e la fattibilità dell’avvio di un processo di tipo partecipativo. Si prendono in considerazione le motivazioni e gli eventuali conflitti che ne potrebbero trarre vantaggio, si fa una valutazione delle risorse/vincoli presenti e si individua quali soggetti coinvolgere, in rapporto ai possibili rischi dell’avvio di un processo di questo tipo[1]. In questa fase si procede inoltre ad un’analisi degli stakeholder, a livello di microsistema (i promotori del processo), di mesosistema (altri attori coinvolgibili a scala locale/intermedia) e di macrosistema (istituzioni e società civile) e si prendono in considerazione le condizioni esterne che possono favorire o ostacolare il processo.

2. Progettazione del percorso.

Nella seconda fase si procede ad una valutazione delle azioni più efficaci da intraprendere e della scala di intervento, in rapporto al contesto di intervento, secondo un adeguato mix di attività finalizzate alla comunicazione (a mezzo stampa, radio, internet, cartacea, mediante incontri pubblici, etc.), all’animazione (teatro di comunità, eventi a carattere comunitario-identitario, arte e narrazione pubblica, etc.), alla consultazione (incontri di outreach, focus group, interviste, questionari, tavoli tematici, open space technology, EASW, giurie di cittadini, etc.) e all’empowerment (attività con le scuole, interventi con gli anziani, attività di progettazione condivisa, attività esperienzial-riflessive di gruppo, etc.). Sempre in questa fase si procede alla scelta delle modalità di coinvolgimento degli attori locali (metodo della porta aperta, selezione in base a criteri o selezione casuale) e si definisce un cronoprogramma (diagramma di Gantt) dell’intervento.

3. Fase diagnostica.

Nella terza fase viene avviata un’attività di analisi partecipativa del contesto, attraverso la quale mettere in moto un processo di costruzione di una visione comune (aspetto cruciale del processo, che spesso risulterà il vero obiettivo del progetto, con la conseguente costruzione di reti relazionali e capitale sociale). Questa fase può essere gestita attraverso diversi metodi, quali forme partecipate di SWOT analysis, mappe di comunità, campagne di interviste e questionari, raccolta di materiali inerenti l’oggetto ed il contesto di intervento, in forma partecipata, community asset mapping, etc.

4. Fase deliberativa.

Nella quarta fase viene stimolato un processo di progettualità diffusa e si procede ad una verifica di fattibilità e valutazione in itinere dell’intervento, attraverso le quali individuare delle priorità di intervento per la fase di deliberazione condivisa, finalizzata alla formulazione di linee di indirizzo e raccomandazioni. Per l’attivazione della progettualità diffusa possono essere utilizzate diverse tecniche partecipative quali brainstorming, focus group, tavoli tematici, open space technology, world cafè, metaplan, giochi di ruolo e simulazioni, etc.. Questi metodo mirano a mettere in moto dei processi circolari di condivisione di esperienze, proposte, idee, riflessioni, confronto e discussione rispetto ad esse, in modo da favorire la conoscenza reciproca degli attori locali ed il loro coinvolgimento in un’esperienza condivisa. Le tecniche adottabili variano rispetto al numero di partecipanti coinvolgibili (ad es. il brainstorming ed i focus group richiedono piccoli gruppi per funzionare, mentre l’open space technology e soprattutto il world cafè, possono coinvolgere anche un migliaio di persone) ed al livello di progettualità/decisionalità raggiungibile (ad es. il world cafè ed il brainstorming hanno più una funzione di far emergere e condividere idee nuove, che formulare delle strategie o piani d’azione).

L’attività di deliberazione/decisione condivisa finale può essere realizzata attraverso diverse modalità, come le giurie dei cittadini, i bilanci partecipativi o il metodo GOPP (Goal oriented planning). Le giurie di cittadini danno vita ad una sorta di processo intorno alla questione su cui deliberare (ad es. interventi di riqualificazione urbana, di riduzione del traffico, di promozione di forme di mobilità sostenibile, di definizione di piani di gestione dei rifiuti, etc.) con il coinvolgimento di cittadini (max 25, sorteggiati e retribuiti), tecnici ed esperti della questione in esame, stakeholder chiamati a testimoniare, più un facilitatore che coordinerà il lavoro partecipativo. Al termine vengono emesse delle raccomandazioni da inviare ai decisori. I bilanci partecipativi mirano a coinvolgere i cittadini sulla scelta della destinazione di alcune voci di spesa del bilancio di Comuni o Municipi e si articolano su lunghi periodi di tempo, attraverso diversi incontri periodici a cui partecipano anche i rappresentanti delle amministrazioni. Il metodo GOPP mira ad orientare la progettazione agli obiettivi più che alle attività, organizzando le varie fasi del progetto entro un percorso strutturato di analisi orientato dalla matrice progettuale del quadro logico, articolata per obiettivi generali e specifici, risultati attesi, attività, rischi e prerequisiti.

5. Valutazione ex post.

L’ultima fase è relativa alla valutazione partecipata del progetto. Essa mira ad integrare tra loro due prospettive: quella tecnica dell’esperto di valutazione con quella di chi ha partecipato direttamente ad esso. A questo scopo, anche in questa fase si può far ricorso a diverse tecniche e metodi più o meno partecipativi, quali indicatori statistici, questionari, interviste qualitative, brainstorming, open space technology, etc.

 

Bibliografia

Bobbio L. (2004). A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi. Roma: Edizioni Scientifiche Italiane. Disponibile al sito: http://db.formez.it/fontinor.nsf/0/8E0AD917896786FCC125709D00476C82/$file/Bobbio%20L._A%20pi%C3%B9%20voci.pdf

Ciaffi D., Mela A. (2006). La partecipazione. Dimensioni, spazi, strumenti. Roma: Carocci

Ciaffi D., Mela A. (2011). Urbanistica partecipata. Modelli ed esperienze. Roma: Carocci

Osservatorio della partecipazione.

http://osservatoriopartecipazionerer.ervet.it/glossario.htm#mmm

 

Note

[1] uno dei rischi principali è quello di attivare aspettative da parte delle comunità locali in cui si interviene rispetto ai suoi possibili esiti, con effetti boomerang nel caso in cui il processo dovesse interrompersi, a causa di un’errata valutazione di fattibilità o peggio ancora, per il venir meno della motivazione e coinvolgimento dei suoi promotori ed attuatori

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