Tra ideologie vecchie e nuove.

Per quelli che si ostinano a parlar male (o bene) di questa sinistra italiana che non fa più la sinistra (ricordandoci Nanni Moretti che in “Aprile” urlava a D’Dlema: dì una cosa di sinistra!).

Forse sinistra e destra oggi non esistono più, tocca farsene una ragione e passare avanti. Ci si accanisce a dividere cosi la politica per non doversi scomodare a trovare nuove categorie di lettura più aderenti alla nuova realtà della politica contemporanea. Forse, come suggerisce il sociologo Manfred Steger, è più utile pensare in termini legati alla globalizzazione e le sue ideologie: globalismo (globalismo di mercato e globalismo imperialista post 11 settembre), opposizione alla globalizzazione di destra (nazional-populismi, nuovi localismi e fondamentalismi religiosi) e di sinistra (femminismo globale, populismo internazionale ed altri gruppi associati al movimento per la giustizia globale).

E a ben vedere, come invece ci illustra bene il politologo Colin Hay con i suoi studi sul New Labour di Tony Blair, quella che oggi chiamiamo sinistra, si trova ben piazzata (anche per uno strano senso di colpa rispetto ad un presunto mito progressista ibridato dall’ideologia globalista) al centro dell’ideologia globalista di mercato.

Cambiando cosi prospettiva, mi sembra più chiaro che il problema non siano i partiti quanto il venir meno (a livello individuale, quasi epidermico) del senso della democrazia a tutti i livelli dei rapporti sociali: da quelli tra vicini di casa, al mondo del lavoro, per finire alla politica. Per cui la questione cruciale mi sembra sia quella di fermarci tutti a fare un’esame di coscienza personale sul nostro modo quotidiano di vivere ormai trasformato da queste nuove ideologie di cui non ci si rende quasi conto, lasciandole cosi agire liberamente, impadronendosi delle nostre esistenze.

Il popolo, ridotto simbolicamente a PLEBE (nella sua accezione di parte del popolo più arretrata dal punto di vista culturale, sociale ed economico; moltitudine meno qualificata o più umile ed in senso figurato rozzo, grossolano, triviale, volgare), ha bisogno di ritornare DEMOS (nella sua accezione di governo popolare democratico, di unità territoriale che nell’antica Atene divengono il fondamento della costituzione dello Stato, assumono il controllo sui diritti politici dei cittadini, sottraendo alle famiglie nobili la possibilità di esercitare la loro influenza per l’ammissione o l’esclusione dalla cittadinanza, forniscono allo Stato i membri della bulè; che in ambito municipale eleggono i propri magistrati in un’assemblea annuale.

E questo richiede l’impegno di tutti, nessuno escluso (come ci ricorda De Gregori: la storia siamo noi, nessuno si senta escluso).

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