Il populismo, il potere e il falso mito della libertà.

Grazie a Paolo Barnard, che per quanto estremo possa sembrare, ci vede veramente lungo.

Brexit, Trump ed il “vero potere” come lo chiama lui. Alla faccia della libertà.

Era il 1995 quando nacque il WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, nel solco segnato dalla logica “letale” ma intoccabile del mito di Bretton Woods, dove è stato segnato l’ordine sociale del LIBERO SCAMBIO COMMERCIALE (in questo senso va letta e sostenuta la libertà secondo il VERO POTERE) che domina il mondo da prima che finisse la seconda guerra mondiale. Un’organizzazione fortissima, capace di alimentarsi di potere economico e politico superiore agli stati nazionali (da lui ferocemente smantellati) per mano di corporations (che fatturano di più degli stati-nazione) ed in nome di un mito della LIBERTA’ (del MERCATO) ad uso e consumo esclusivo del piacere perverso di quell’1% che controlla e decide della vita (e della morte) del restante 99% nel mondo contemporaneo, decidere accordi commerciali internazionali, superiori a qualsiasi legislazione nazionale (alla faccia dei diritti e della salute umana). In questa organizzazione la facevano da padrone gli USA (fino a poco tempo fa), attraverso dinamiche di potere molto interessanti da analizzare (che mi ha illustrato qualche anno fa una persona interna ad un’altra organizzazione sovranazionale che li conosceva bene): gli USA si presentavano ai tavoli degli accordi con staff infiniti di esperti in grado di alternarsi senza fatica in lunghissime trattative giorno e notte, insieme a piccoli paesi molto meno potenti e con staff molto più risicati, che dopo un po’ mollavano la presa, sfiancati dai ritmi forsennati. Tra i paesi membri ci sono anche India, Cina, Russia, Brasile e Sud Africa, che inizialmente non erano così potenti, ma poi diventano i BRICS, i nuovi motori della crescita mondiale (non è che questo sia proprio una bella cosa, perché uno dei problemi mondiali è proprio il mito della crescita ed i modi in cui viene perseguita in questi paesi, che stanno ripetendo gli stessi errori economici, politici e ambientali dei cosìdetti paesi avanzati. Ma questa è un’altra storia) e cominciano a mettere i bastoni tra le ruote all’egemonia USA.

E cosi, stranamente, arriva Trump che dichiara guerra al WTO perché causa di gran parte dei mali della globalizzazione di cui il popolo degli USA sconta gli effetti in termini di mancanza di lavoro e di immigrazione e ne esce, lasciando i BRICS a giocare da soli ad un gioco ormai di poco conto. E dall’altro capo dell’Atlantico l’Inghilterra porta avanti un’altra “importante battaglia” per la libertà del “popolo”: la Brexit. Via dalla burocrazia di Bruxelles che è stata la mano violenta della globalizzazione in Europa, a danno della gente britannica.

E cosi oggi è finita l’epoca degli accordi internazionali marchiati WTO e si è passati agli accordi bilaterali tra stato e stato, inaugurati dalle trattative tra USA e UK, UK e India, UK e Brasile, e cosi via. E cosi purtroppo, chi ha reso possibile le vittorie del Brexit e di Trump, prima o poi si accorgerà (come dopo la caduta del muto di Berlino), che quella tanto acclamata “Libertà” conquistata, si rivelerà un male peggiore di quello che doveva curare, con buona pace di Watzlavick che parecchi anni fa ammoniva a fare attenzione alla scelta dei rimedi da adottare, perché spesso possono rivelarsi ben peggiori del problema da risolvere.

Anche io da bambino giocavo alla guerra coi soldatini, ai pellerossa cattivi, sconfitti dal settimo cavalleggeri. Ma poi si cresce, e le cose cominciano ad essere viste nella loro complessità, cosi le soluzioni apparentemente facili vengano soppesate bene prima di essere scelte affrettatamente.

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