Il profilo di comunità è uno strumento di analisi partecipata di comunità elaborato da Martini e Sequi (1988) e sviluppato da Francescato, Tomai e Ghirelli (2002) e Enmayer et al. (2000), volto a promuovere lo sviluppo dell’empowerment[1] delle comunità locali, a partire dalla conoscenza delle loro caratteristiche oggettive e soggettive e dall’individuazione di punti di forza ed aree problema, che ne individuano il grado empowerment, in base a cui predisporre specifici progetti di intervento orientati a promuovere il cambiamento e l’innovazione sociale (Francescato 2019).
Il profilo di comunità di realizza attraverso l’analisi delle caratteristiche e delle reciproche interdipendenze di otto dimensioni o profili:
- Territoriale
- Demografica
- Servizi
- Attività Produttive
- Istituzionale
- Psicologica
- Antropologica
- Futuro
Le prime cinque dimensioni possono essere rilevate principalmente attraverso misure quantitative di dati oggettivi, reperibili tramite fonti secondarie di diversi enti locali e nazionali (Uffici comunali, biblioteche, Questura, ISTAT, Agenzie per l’impiego, Camera di Commercio, sindacati, patronati, Uffici Scolastici Provinciali, ASL, associazioni, sedi di partito, Curia, uffici giudiziari, aziende di servizi di base) (Cudini 1993, De Simone, Martini e Sequi 1995).
Le ultime tre invece riguardano invece aspetti più soggettivi, che richiedono metodi di indagine sia quantitativi che qualitativi (osservazione partecipante, focus group, interviste, questionari) e competenze specifiche di tipo psicosociale da parte del ricercatore.
Più specificamente gli otto profili si riferiscono ai seguenti aspetti:
- Profilo territoriale: “estensione, composizione fisica, clima, risorse naturali, infrastrutture, degrado ambientale, suddivisione degli spazi […] e loro fruibilità” (Cudini 1993, p. 52)
- Profilo demografico: “numero di abitanti, divisi per fasce d’età, sesso, scolarizzazione, incremento/decremento della popolazione, […] flussi migratori e […] mobilità” (Ibidem)
- Profilo delle attività produttive: suddivisione “in primarie, secondarie e terziarie […] occupazione nei vari settori […] e tasso di nocività ambientale” (Ibidem)
- Profilo dei servizi: “presenza, ubicazione e facilità di accesso, bacino di utenza, modalità organizzative e di funzionamento, lavoro di rete” (De Simone) dei servizi sociosanitari, socioeducativi e ricreativo-culturali
- Profilo istituzionale: “organizzazione politico-amministrativa […] riferimenti ideologici […] presenza o meno di particolari istituzioni (commissariato, carceri ecc.) […] la chiesa, o le chiese, presenti sul territorio” (Cudini 1993, p. 53)
- Profilo antropologico: storia della comunità, sistema di valori, norme, credenze e costumi condivisi
- Profilo psicologico: “dinamiche affettive […] senso di appartenenza […] fattori di identificazione collettiva […] estensione e […] densità delle reti sociali” (Ibidem)
- Profilo relativo a futuro: vissuti condivisi della comunità rispetto al rapporto tra presente e futuro, timori e auspici, modelli di convivenza e loro influenza sui modi di immaginare il futuro (Francescato, Tomai e Ghirelli 2002)
L’analisi di comunità, secondo il metodo degli otto profili, viene effettuata attraverso l’analisi di fonti secondarie e la realizzazione di “interviste a esperti chiave e […] e focus groups con diversi gruppi di cittadini per arrivare ad una progettazione partecipata di miglioramenti fattibili per aumentare le opportunità che la comunità offre ai propri residenti” (Francescato 2019).
L’elaborazione di un profilo di comunità avviene attraverso le seguenti fasi (Francescato, Tomai e Ghirelli 2002):
- Analisi preliminare: si costituisce un gruppo di ricerca interdisciplinare, formato da esperti interni (con ruoli istituzionali e non) ed esterni (psicologo/i) alla comunità e attraverso incontri di brainstorming si procede a individuare punti di forza ed aree problematiche della comunità
- Valutazione preliminare: i punti di forza e le aree problema vengono classificati negli otto profili, in modo da ottenere una prima valutazione della comunità e del suo grado di empowerment
- Compilazione dei profili: il gruppo di ricerca, suddiviso in sottogruppi in base alle specifiche competenze dei singoli membri rispetto a ciascun profilo da esaminare, procede alla raccolta dei dati relativi ai diversi profili
- Analisi dei profili: il gruppo di ricerca realizza un’analisi obiettiva dei punti di forza e delle aree problema individuate e procede ad un confronto con quanto emerso nell’analisi preliminare, in termini di percezioni sociali
- Esposizione dei risultati: vengono presentati i risultati dell’analisi e si procede all’individuazione dei problemi prioritari da affrontare e dei punti di forza su cui fare affidamento come risorse per supportare il cambiamento
- Ipotesi di lavoro: vengono definite delle proposte concrete di cambiamento e si individuano gli attori individuali o collettivi in grado di supportare il cambiamento auspicato
- Follow-up: dopo sei mesi vengono effettuate delle riunioni di follow-up
Riferimenti bibliografici
De Simone, E. Ricerca-azione e metodi di analisi della comunità locale (file:///C:/Users/Utente/Downloads/Analisi%20della%20comunit%C3%A0%20locale-1.pdf)
Ehmayer, C., Reinfeldt, S. & Gtotter, S. (2000). Agenda 21 as a concept for sustainable development. Paper presented at III Panel of Experts, Vienna, May 12.
Francescato, D. (2019). Psicoterapeuti e psicologi di comunità: una nuova missione per gli Ordini Professionali. Convegno “Sapere chi siamo per essere capitale sociale nella società di oggi”, Bologna
Francescato D., Tomai M., Ghirelli G. (2002) Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione, Roma: Carocci Editore.
Francescato, D., Tomai, M. e Solimeno A. (2008). Lavorare e decidere meglio in organizzazioni empowered e empowering. Milano: Franco Angeli
Cudini, S. (1993). Il profilo di comunità come strumento di analisi e di interventi, In Francescato, D., Leone, L. e Traversi, M. Oltre la psicoterapia. Percorsi innovativi di psicologia di comunità, Roma: La Nuova Italia Scientifica
Martini, E. R. e Sequi, R. (1988). Il lavoro nella comunità. Manuale per la formazione e l’aggiornamento dell’operatore sociale, Roma: La Nuova Italia Scientifica
[1] “La parola empowerment deriva dal verbo inglese to empower, difficilmente traducibile in italiano sia perché manca un corrispettivo termine sia perché in letteratura viene usata per dare un nome a elemento e fenomeni di natura intrinsecamente diversa […] Nelle diverse accezioni con cui è utilizzato il termine, comunque è rintracciabile una radice comune che […] è contenuta nell’etimologia della parola. Il termine empowerment può essere, infatti, suddiviso in tre parti: em-power-ment. Il rimando immediato è alla nozione di potere (“power”) declinato, però, in una specifica accezione che il prefisso e il suffisso contribuiscono a definire. Il prefisso “em” viene comunemente utilizzato per indicare un movimento propositivo, un impegno a “rendere qualcuno in grado di”. “Ment” è, invece, un suffisso che dà al sostantivo “power” una doppia valenza, sia di processo, necessario per raggiungere un certo risultato, sia di prodotto, riferito all’esito finale che caratterizza lo stato empowered del soggetto sciale (individuo, gruppo, organizzazione, comunità). Ne deriva un’accezione di potere completamente positiva, promozionale, generativa, orientata allo sviluppo e non alla costrizione” (Francescato, Tomai e Solimeno, 2008).
L’empowerment sociale si riferisce alla consapevolezza – da parte dei membri di una comunità – delle relazioni tra benessere individuale e collettivo e dell’influenza che i fattori territoriali, demografici, economici, politici, culturali e psicologici hanno sul livello di benessere delle comunità (Francescato 2019)