Psicologia e sviluppo umano e sociale: cronaca di una morte annunciata?

Da alcuni anni anche in Italia si assiste al diffondersi di piattaforme di servizi di psicoterapia e consulenza psicologica online, che stanno finendo col ridurre sempre più queste attività a forme più o meno velate di “call center” diffusi, con conseguente esasperazione di una competizione individualista al ribasso, in cui si confonde il confine tra sfruttamento capitalista di marxiana memoria e l’autosfruttamento promosso dall’illusione/obbligo – propria del nostro tempo presente – del farsi imprenditori di se stessi all’inseguimento di un successo economico, troppo spesso destinato al fallimento. Tutto questo va chiaramente a discapito sia dei fruitori di questi servizi psicologici che della stessa ampia categoria “psi” di chi li offre, oltre a far parte del forse ben più problematico appiattimento dell’immagine sociale della psicologia al solo intervento terapeutico rivolto agli individui (e sarebbe bello a questo proposito aprire il dibattito sull’ampia riflessione sul tema del paradosso individualista sviluppato negli anni dallo psicoanalista italiano Renzo Carli, ma non c’è il tempo di farlo in questo articolo, per cui si rimanda alla ampia letteratura – in parte reperibile anche online- al riguardo)

Anche questo è un importante indizio del fatto che le sorti della psicologia in Italia, siano anch’esse dettate da politiche (nel senso del termine inglese policy[1]) definite ed operanti a livello globale, che stanno ridefinendo il ruolo della psicologia nella società (ad uso e consumo – sembrerebbe – del vero potere costituito, ossia quello economico-finanziario e non quello del più manifesto, ma di minore impatto concreto, “teatrino delle marionette” della politica, anche esso operante ormai in maniera omogenea a livello globale) secondo un ordine gerarchico dogmatico, che vede la psicologia (ed anche la psicoterapia) sempre subalterna alla medicina e alla cura farmacologica, proposte come unica vera via possibile di gestione di quelle dimensioni problematiche della convivenza umana, che sono principalmente relazionali ed emozionali, come ben evidenziato dalla lunga ed accurata analisi che ne ha fatto Renzo Carli (1987, 1990, 1995, 2000, 2001, 2006, 2020), ma invece – in maniera forzata e riduzionista – vengono definite e proposte nell’immaginario collettivo contemporaneo come “malattie” (in ossequio alla subalternità anche epistemologica ad un modello unico medico della salute e del benessere umano e sociale a cui anche la psicologia, troppo spesso in cerca di un facile approdo identitario e di mercato, sembra auto-assoggettarsi).

A questo proposito basti pensare alla recente Consensus Conference sulla cura psicologica dell’ansia e della depressione (https://www.iss.it/documents/20126/0/Consensus_1_2022_IT.pdf/), che consacra come unica vera possibile cura psicologica – sempre comunque subalterna al trattamento farmacologico, proposto come vera cura primaria di queste “malattie”, la psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale, marchiando cosi come inefficaci e marginali tutti gli altri tipi di approccio psicologico al benessere psicofisico e alla convivenza sociale (si pensi alla psicoanalisi, all’approccio gestaltico, o a quello umanistico esistenziale, solo per fare qualche esempio). Ma a ben vedere, sembra in atto anche una forma sottile di discriminazione tra psicoterapia (quantomeno ritenuta ancora – seppure con dignità minore della medicina farmacologica – una forma di intervento psicologico sui problemi/”malattie” psichici) e la psicologia, che sembra invece esclusa dal campo della cura e della terapia e ridotta a mera “esecutrice” di diagnosi, sulla base per giunta di una nosografia diagnostica che è di matrice psichiatrica e non affatto psicologica, come per una sorta di  punizione simbolica per la propria ricerca di una facile soluzione al proprio problema identitario e professionale, assimilandosi al già pronto modello medico, che però sembra ben lungi dal voler spartire con essa il proprio potere.

Questo processo di ridefinizione gerarchica in seno al vasto campo dell’area “psi” (psichiatria, psicoterapia, psicologia) rimanda nella sua complessità alla più ampia questione – ed ai conseguenti problemi – della riorganizzazione della società in senso economicista, capitalista e di mercato in corso negli ultimi secoli, che come ci ricorda Polanyi (1974) rappresenta più un’anomalia – se non un errore di percorso – che la norma, nella storia dell’umanità. Questo ci conduce, da un lato all’estrema attualità, in termini di criteri di comprensione, delle categorie marxiste di capitale, valore, merce, profitto, modo di produzione capitalista (Wikipedia), dall’altro alla capacità – in termini di definizione di strategie di intervento per il cambiamento – propria della psicologia (a patto che non la si riduca solo a intervento di cura e terapia con gli individui), di analizzare entrambi questi processi sul piano delle dinamiche emozionale e relazionali in gioco. In tal modo si riconsegnerebbe alla psicologia un suo ruolo – ben altro che subalterno, rispetto a quello proposto ad esempio con la su citata Consensus Conference – di accompagnamento e guida alla comprensione dei processi socioeconomici e politici presenti e di supporto alla pianificazione dell’intervento per il miglioramento e cambiamento – in termini di democrazia e giustizia sociale – dell’attuale ordine sociale.

Ma di tutto questo, che è quello che realmente bolle in pentola al di sotto della punta dell’iceberg, che si manifesta pubblicamente, sembrerebbe che le istituzioni psicologiche italiane e globali non si rendano conto o, pur sapendo, tacciano.

Di conseguenza, la possibilità di immaginare un’alternativa migliore tutto ciò e lo sviluppo di visioni condivise volte all’intervento psicologico per il cambiamento di questo status quo, ormai intollerabile per l’intero consesso umano globale – anche per chi, in maniera miope si ritiene al di sopra delle parti e non soggetto come tutti agli effetti disastrosi di tale processo di disumanizzazione e macchinizzazione digitale della specie umana – può scaturire solo dall’incontro e dalla collaborazione fattiva di chi pensa che la psicologia possa ancora avere una sua autonoma competenza a supporto di un reale processo di sviluppo della società umana, orientato verso un’etica umanista ed uno sviluppo della convivenza sociale globale pacifica e costruttiva, secondo quell’idea di produttività esistenziale proposta da Fromm (1971, 1977) e richiamata da Carli (2021) con il modello “pretesa-condivisione”, quali possibili modalità di organizzazione del rapporto con l’altro da sé, da cui scaturiscono gli opposti risultati della ricerca di predominio sull’altro o della costruzione “condivisa”, creativa e gioiosa, del bene comune.

Bibliografia

Carli, R. (1987). L’Analisi della Domanda. Rivista di Psicologia Clinica, 1 (1), 38-53.

Carli, R. (1990). Il processo di Collusione nelle Rappresentazioni Sociali. Rivista di Psicologia Clinica, 3, 282-296.

Carli, R. (1995). Il rapporto Individuo/Contesto. Rivista di Psicologia Clinica, 1 (1), 5-20.

Carli, R. (2000). Prefazione, In Di Maria, F. Psicologia della Convivenza, Milano: Franco Angeli

Carli, R. (2001). Culture Giovanili. Proposte per un Intervento Psicologico nella Scuola. Milano: Franco Angeli.

Carli, R. (2006). La Collusione e le sue Basi Sperimentali. Rivista di Psicologia Clinica, 1-2, 79-89

Carli, R. (2020). Vedere, Leggere, Pensare Emozioni. Pagine di Psicoanalisi. Milano: Franco Angeli

Carli, R. (2021). Riflessioni sullo schema amico – nemico: Rileggendo le neoemozioni. Quaderni Di Psicologia Clinica, 9(1), 4-23. https://doi.org/10.82037/qpc.2021.848

Fromm, E. (1971). Dalla parte dell’uomo. Indagine sulla psicologia della morale, Roma, Astrolabio (V.O. 1947)

Fromm, E. (1977). Avere o essere? Milano, A. Mondadori (V.O.1976)

Gruppo di lavoro “Consensus sulle terapie psicologiche per ansia e depressione”. Consensus Conference sulle terapie psicologiche per ansia e depressione. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2022. (Consensus ISS 1/2022).

Polanyi, K. (1974). La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, Einaudi, Torino (V.O. 1944)

Wikipedia, Karl Marx, https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx


[1] “Con policy si intende la politica pubblica, “reale”, intesa come soluzioni concrete ai problemi comuni, contrapposta alla politics, che invece fa riferimento a meri rapporti di forza, su base ideologica, tra forze politiche e leader. I due significati non sono distinguibili in italiano perché nel nostro vocabolario entrambi i significati ricadono sotto il termine generico di “politica“. La differenziazione del termine infatti appartiene in origine al lessico della politica statunitense e della cultura locale fortemente pragmatica. Vi è una apposita disciplina che si occupa degli studi in questo campo. Essa prende diversi nomi (anche questi evidentemente non traducibili): policy studies, policy inquiry, policy choise o anche più semplicemente public policy. Le policy aziendali sono diffuse anche nei soggetti di diritto privato, italiano e internazionali. Sono atti di natura (auto)regolamentare, che stabiliscono in forma scritta diritti e obblighi fra la società e i suoi stakeholder: lavoratori, sindacati, clienti, fornitori.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Policy_(politica)

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